Mio figlio dovrebbe essere in grado di…

Bambini e regole da rispettare

Una distinzione che spesso mi lascia perplessa è quella tra bambini piccoli e bambini grandi. E’ come se ci fosse un grande canyon che separa il neonato (o comunque il bambino di pochi mesi) dallo stesso bambino solo poco tempo dopo.

Al  neonato quasi tutto è concesso, il suo sguardo spesso vacuo ci comunica con certezza che ciò che fa non è intenzionale, e siamo dunque ben disposti a scusarlo quando non si comporta come vorremmo. Appena però quel frugoletto comincia a crescere e a mostrare i primi segni di consapevolezza tutto cambia.

Ho sentito mamme e papà arrabbiarsi per i figli di un anno che lanciano ancora le cose a terra, per quelli di due che ancora vanno arrampicandosi sui mobili della sala, per quelli di tre che ancora piangono prima di andare alla scuola materna, per quelli di quattro che non sanno ancora stare a tavola…

“Mio figlio dovrebbe saperlo ormai, ormai dovrebbe esserne capace!”

Ecco svelato l’arcano: centinaia di migliaia di battaglie che ogni giorno hanno luogo nelle nostre famiglie cominciano con questa lapidaria dichiarazione di guerra.

E’ proprio questo che ci fa perdere le staffe: la nostra aspettativa delusa.

Non ho mai capito chi metta in giro le voci false e tendenziose su quello che i “bambini grandi” dovrebbero saper fare ad occhi chiusi. Intanto perché forse non ho ben capito chi siano i “bambini-grandi”: una specie di Minotauro, di Chimera, di Sfinge? Una figura mitica metà e metà, un po’ immaturo e un po’ vecchio saggio?

La verità è che ogni bambino è unico

Certo, possiamo avere un’idea di quello che un bambino è generalmente in grado di fare in determinate fasi del suo sviluppo, ma sono linee generali, non leggi universali. Teniamo presente che i bambini fanno quello che possono. Ognuno di noi ha il proprio temperamento innato, inclinazioni e abilità che ci contraddistinguono.
Alcune mamme non si accorgono neanche di essere incinte e altre ricevono la quotidiana dose di calci intrauterini. Alcuni di noi nascono pacifici e tranquilli, altri mostrano la loro esuberanza già in fasce.

Decidere a priori ciò che il bambino dovrebbe essere in grado di fare è la ricetta sicura per complicarsi la vita.

Di fronte ai nostri figli dovremmo invece porci, come diremmo in una classe di mindfulness, con la mente del principiante, con la curiosità di chi non sa e desidera capire.
Scopriamo i loro talenti e valorizziamo quelli piuttosto che ostinarci a voler ottenere prestazioni che non hanno (ancora) l’abilità di sostenere.

Un esempio: la tavola

Un tipico esempio è la lotta per far stare seduti i bambini a tavola.

Ci insegnano – pedagogisti, psicologi, pediatri, educatori – che stare a tavola tutti insieme è fondamentale, per il giusto approccio al cibo e per l’armonia famigliare.
Così, pieni di buona volontà e di buoni propositi, apparecchiamo per bene e spegniamo la TV.
Ma cosa succede poi?

Alcuni bambini possono tranquillamente sedere per 20 minuti o anche di più. Si divertono a stare con noi, non fanno fatica a restare sul seggiolone, vengono attratti dalle conversazioni oppure mangiano felicemente tutto quello che hanno nel piatto.

Ma altri bambini sono nati per muoversi. I loro corpi si agitano frenetici per la stanza e sedersi sembra una vera tortura.
Sono bambini energici ed estremamente attivi. Non sono migliori o peggiori, è semplicemente la loro natura. Amano arrampicarsi, muoversi e interagire fisicamente con il mondo. Apprendono in movimento. È difficile per loro fermarsi, riposarsi, tornare alla calma. Non lo fanno apposta per infrangere il nostro sogno di famiglia ideale, riunita e sorridente intorno alla tavola imbandita. Lo fanno perché questa è la loro istintiva inclinazione. Se li rimproveriamo sentiranno che in loro c’è qualcosa che non va, che sono inadatti, sbagliati. E non è certo il risultato che stavamo cercando.

Partiamo da un altro punto di vista

Tuo figlio riesce a stare a tavola senza innervosirsi per soli cinque minuti? Va bene, vai con cinque minuti. Fai in modo che sia un’esperienza invitante, piuttosto che costrittiva o tesa. Non pretendiamo che i bambini ascoltino interessati le nostre conversazioni da adulti, sta a noi cercare di coinvolgerli. Permettiamo loro di condividere una storia divertente o un episodio della loro giornata: stare al centro dell’attenzione di tanto in tanto non guasta.

Se invece non abbiamo intenzione di adattarci e preferiamo parlare di cose che non li riguardano, almeno forniamo della carta e dei pastelli per tenersi occupati (chi ha da ridire su questo punto è assolutamente in grado di non guardare il cellulare per un intero pasto quando gli altri commensali risultano terribilmente noiosi?). Diamogli qualcosa con cui giocare, potrebbe essere un piccolo animale di pezza che si siede accanto a lui e “assaggia” parte della sua cena e che descrive le cose che mangia.

Regole sì, ma quali?

Attenzione: non ho detto dategli dei colori ad olio in modo che imbratti senza rimedio qualunque cosa e non ho detto dategli un tablet che lo assorbirà per ore.

La maggior parte dei bambini preferisce giocare, piuttosto che dedicare tanto tempo a mangiare o a restare seduti a tavola. Per la maggior parte dei bambini la nostra sedentarietà è del tutto insensata e patologica (purtroppo lo è davvero!). Questo è un fatto ed è da qui che dobbiamo partire. Non si tratta di maleducazione: muoversi è un’esigenza vitale. Dunque ridimensioniamo le nostre aspettative, rendiamo più attraente il momento dello stare a tavola e valorizziamo il sano istinto dei bambini a muoversi, che preserva la loro salute.

Non controlliamoli e non costringiamoli, con il tempo e l’esperienza impareranno a rimanere fermi in situazioni sociali che hanno a che fare con la condivisione del cibo.

Nel frattempo però non roviniamo il momento del pasto in famiglia con lotte di potere, rimproveri, musi lunghi, grida…Riunirsi intorno alla tavola ha il sapore della connessione, dell’armonia, del piacere.

Che il cibo e la buona compagnia possano nutrire sempre i nostri figli.

Se pensi che questo articolo possa aiutare altri genitori, nonni, educatori e bambini a coltivare relazioni più serene e amorevoli, puoi provare a condividerlo e a stimolare una riflessione in merito

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