Ecco perché i capricci non esistono

Capricci – Voglie o idee che hanno del fantastico e dell’irragionevole, e per lo più nascono in modo subitaneo, per leggerezza di natura o per poca riflessione. Probabilmente da capro, animale di bizzarra natura, di corto cervello, ovvero come se dicesse cosa che balza dal cervello, quasi salto di capra.

Scusatemi se sono andata a ricercare sul dizionario etimologico, ma in definitiva, quando diciamo che i nostri figli sono capricciosi, gli stiamo dando delle capre.

Ora, con tutto il rispetto per le capre e oltre i vetusti pregiudizi sull’intelligenza di questi animali, quello che vogliamo veramente intendere è che i nostri figli – riporto da altro dizionario – sono presi da voglia improvvisa e bizzarra, spesso ostinata anche se di breve durata e che agiscono seguendo i propri impulsi improvvisi, senza una ragione plausibile.

E a prima vista sembrerebbe proprio così: “Perché non si vuole lavare i capelli anche se sono sporchi e gli prude la testa? Come mai non vuole mettersi la giacca anche se fuori c’è la neve? E perché al supermercato urla e strepita se non gli compro l’ennesima macchinina? E se mi chiede di fargli vedere ancora un altro cartone? Non posso credere che non si dia una mossa anche se sa che siamo in ritardo!”

Ho l’impressione che potrei continuare all’infinito: compiti, nanna, pasti, toilette…

La risposta a tutti questi perché ce l’abbiamo in tasca: perché è capriccioso, viziato, maleducato.

E quando cominciamo a ritenerlo capriccioso, viziato, maleducato, la rabbia sale e facciamo fatica a mantenere la calma. Sembra proprio che lo stia facendo apposta, non è vero?

Non lo fa apposta

Devo darvi una sorprendente notizia: no. Non lo sta facendo apposta. Non lo sta facendo per farvi saltare i nervi, per il puro gusto di farlo. I nostri figli non sono presi da voglie improvvise e bizzarre. Non agiscono senza una ragione plausibile.

I bambini hanno il loro modo di interpretare il mondo e hanno le loro ragioni, ma spesso sono troppo piccoli per comunicarle in modo comprensibile oppure il loro punto di vista viene banalizzato e quindi non considerato.

Come bambino posso avere una paura matta dell’acqua che mi cade sugli occhi, perché brucia terribilmente e non so cosa stia succedendo. Se poi ci si mette anche lo shampoo è il peggio che possa capitarmi. Essere accecati è una sensazione terribile. E allora preferisco non lavarmi, a costo di grattarmi in continuazione (ammesso che io sappia che avere i capelli sporchi – come mi dice sempre mamma – sia la causa del mio prurito in testa).

Noi adulti sappiamo che di shampoo non si muore, né si riportano danni permanenti per un bagnetto, ma i nostri piccoli potrebbero non averne idea.

Il loro sistema nervoso ancora immaturo gestisce “il pericolo” in maniera grossolana, attivando risposte che noi adulti potremmo giudicare sopra le righe. Ma è solo una questione di punti di vista.

Avete mai avuto un attacco di panico? Vi siete mai arrabbiati fino al punto di perdere il controllo? Avete mai avuto tanta paura da non sapere più cosa fare?

“Capricci” ed emozioni

I bambini sono spesso catturati e travolti dalle loro emozioni, proprio come talvolta succede a noi. La differenza e che a loro accade più spesso e devono ancora imparare a gestire questa situazione spaventosa.

I comportamenti dei bambini diventano meno bizzarri se ci caliamo nei loro panni, nella loro pelle sensibile, nella loro percezione amplificata del dolore, nella loro limitata conoscenza del mondo.

Viste da quaggiù molte paure che noi tendiamo a ridicolizzare cominciano ad avere un senso, da qui – altezza bambino – molti desideri che riteniamo improvvisi e immotivati (perché andarsene in giro al momento del pasto quando potremmo essere tutti felici e sereni a tavola?) assumono un significato.

I capricci non esistono, perché i bambini hanno sempre dei validi motivi per fare quello che fanno. Solo che a volte noi non riusciamo a capirli oppure non li condividiamo.

E se invece fossero bisogni?

I capricci non esistono ma esistono i bisogni. I bisogni del bambino di scegliere da sé il suo meglio, di autodeterminarsi, e il bisogno del genitore di tutelarlo da azioni che potrebbero nuocere alla sua salute. Ma anche il bisogno del genitore di arrivare in orario, di non fare brutte figure in pubblico, di avere la serata libera…

Quando questi bisogni entrano in conflitto, gli adulti in genere risolvono la questione classificando il comportamento del bambino come “capriccio” e sentendosi per questo autorizzati ad estinguerlo con le buone o con le cattive.

Però credetemi, non è così facile.

Accogliere i bisogni del bambino è il fondamento della disciplina dolce. Significa considerarlo un individuo degno di rispetto e amabile, anche se diverso da noi sotto molti aspetti.

Rinunciare alla parola capriccio significa aprirsi all’incontro profondo con il bambino che abbiamo davanti, imparare a parlare la sua lingua (e non solo lui la nostra), sintonizzarsi sulle sue frequenze, saper leggere i segnali. Ogni suo strambo e fastidioso comportamento allora non sarà più la prova provata del suo essere maleducato ed egoista, ma l’espressione di un suo bisogno che sta a noi individuare ed accogliere.

Non bisogna prenderla troppo sul personale, insomma. Vostro figlio non vuole ferirvi, urtarvi, portarvi all’esasperazione. Sta solo cercando di fare del suo meglio, anche se questo meglio non è sufficiente per voi. Sta esprimendo una sua necessità evolutiva, magari un disagio, come riesce.

Confrontiamoci con le nostre “ombre”

Cosa sentiamo?
Paura. Paura di perdere il controllo, di essere prevaricati, paura di essere sfidati.

Possiamo per un attimo osservare quello che ci passa per la testa?
Probabilmente staremo pensando di non essere abbastanza autorevoli, abbastanza importanti, abbastanza in grado di gestire la situazione, abbastanza…

Quando risolviamo il tutto con “Questo è un capriccio. Ora basta!” in qualche modo stiamo cercando di evitare di confrontarci con quella parte di noi che non si sente abbastanza.
Ma se anche solo per un attimo lasciamo andare queste severe autocritiche e torniamo ai nostri piccoli in difficoltà, forse riusciremo a risolvere la situazione prima e meglio.
Perché in fondo è la storia del mondo che si ripete. Popoli in conflitto tra loro lottano senza tregua, ciascuno asserendo di essere detentore di verità e giustizia.
Ma tutto quello che ottengono alla fine sono solo macerie e disperazione.

Certo, per accogliere i bisogni che si nascondono dietro un comportamento “difficile”, servono dedizione, empatia, tempo, fiducia, pazienza. Anche studio e condivisione, esempi illuminanti di altri che possano indicarci il cammino.

Ma ne vale la pena.

I bambini i cui bisogni vengono accolti invece che rifiutati imparano ad avere fiducia nei propri genitori e anche in loro stessi.
Si sentono intimamente capiti e supportati nei loro tentativi di esplorare il mondo. Imparano che la loro voce conta, che non devono rinunciare a se stessi per far contento qualcun altro, che la guida non passa per la prepotenza, che le differenze sono un valore e che anche se si hanno esigenze divergenti si può imparare a mediare con amore, rinunciando alla violenza.

Come diceva il Mahatma Gandhi «Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo»

 

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