D. Disciplina dolce significa far fare al bambino sempre quello che vuole?

R. Premessa: la vita di un bambino è già piena di limiti. I genitori in genere decidono quando deve mangiare, lavarsi, vestirsi, uscire, rientrare, dormire, camminare… Decidono chi deve incontrare, con chi deve stare e per quanto tempo, decidono persino in che posizione deve dormire, se e dove può salire o non salire, con che cosa può giocare… Insomma, che i bambini facciano sempre quello che vogliano, in una società come la nostra, piena di orari e routine, è veramente un falso mito.

Ad ogni modo no, disciplina dolce non significa accontentare ogni desiderio del bambino, quale che sia. Il permissivismo è l’altra faccia della medaglia di un’educazione autoritaria: in entrambi i casi i veri bisogni dei bambini restano inascoltati. Spesso un genitore che permette tutto, anche cose che possono nuocere al bambino o agli altri, poi – esasperato – si trasforma in un genitore punitivo.
La disciplina dolce prevede che il genitore si adoperi per far rispettare le regole realmente necessarie, specialmente quelle che riguardano la salute psicofisica e la sicurezza di tutti. Lo farà però senza l’uso delle punizioni e senza promesse di premi.
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D. Un bambino educato con la Disciplina Dolce non si troverà in difficoltà in un mondo fatto di premi e punizioni?

R. È un falso problema che cercherò di spiegare con un esempio. La salute di un bambino cresciuto all’aperto, aria pulita e cibo sano, non risentirà dell’inquinamento di una grande città? Beh, è probabile. Però avrà molte più risorse dei bambini già malati che si trovano a vivere in ambienti malsani. Nessuno di noi esporrebbe un bambino sano ad agenti inquinanti per paura che poi non riesca ad adattarsi.
Per la disciplina dolce funziona un po’ allo stesso modo. La riserva di amore, gentilezza e sicurezza che “immagazzinano” renderà questi bambini più capaci (e non meno) di far fronte alle inevitabili difficoltà della vita. Viceversa, un’educazione violenta non ha mai fortificato nessuno, anzi ha minato troppo precocemente e dalle fondamenta l’autostima e il rispetto verso se stessi.

D. Cercare di capire sempre i nostri figli non ci renderà genitori deboli e manipolabili?

R. Al contrario, ci renderà genitori che sanno ascoltare, che stabiliscono con i lori figli un dialogo d’amore che durerà per tutta la vita. La Disciplina Dolce non guarda al rapporto genitori-figli come ad un braccio di ferro: non si cerca di stabilire chi abbia più potere sull’altro. Si cerca invece di cooperare per il bene di tutti, anche quando i bisogni possono essere in conflitto tra loro.

D. Ma ad amare troppo un bambino non si rischia di viziarlo?

R. No, l’amore incondizionato, il contatto, la comprensione, l’ascolto profondo, la cooperazione, sono condizioni necessarie al benessere di ogni persona, in primis al benessere del bambino.
Ovviamente comprare un regalo al giorno per attenuare i nostri sensi di colpa, mettere il bambino per ore davanti alla televisione per non avere scocciature, concedere continuamente cibo spazzatura per consolare il bambino, sentendoci incapaci di fare altro, questi (e molti altri) comportamenti potrebbero nel tempo causare dei problemi ai vostri figli. Ma non hanno a che fare con il troppo amore, sono piuttosto la spia di alcune mancanze e difficoltà degli adulti.

D. Sto cercando di crescere mio figlio di due anni secondo l’approccio della Disciplina Dolce, ma non vedo miglioramenti. Non mi sembra più pacato e tranquillo come mi sarei aspettato. Sto andando nella direzione giusta?

R. Sì e no. La Disciplina Dolce non è un metodo miracoloso per ottenere bambini dolci e accondiscendenti. Il nostro obbiettivo non è che i nostri figli obbediscano di buon grado ad ogni nostra richiesta. Vogliamo invece che crescano al meglio delle loro possibilità psicofisiche e che in famiglia ci sia maggiore armonia. Questo potrebbe voler dire cambiare molti punti di vista, essere disponibili a rivedere molte teorie ormai superate, mettere in discussione l’approccio con cui siamo cresciuti e tenere duro nei momenti difficili. Un bambino di due anni è sano se ha voglia di muoversi ed esplorare, non se sta fermo tutto il giorno su una sedia o su un divano. Lasciargli l’opportunità di esprimere la sua innata energia fisica non significa viziarlo, ma tenere conto delle sue legittime esigenze.