Disciplina dolce: perché è importante

La disciplina dolce è un modo di educare basato sull’amore incondizionato e sul rispetto di ogni membro della famiglia

Benvenuti, se siete arrivati su questa pagina probabilmente siete interessati alla disciplina dolce e:

  • desiderate il meglio per i vostri bambini ma anche per voi;
  • vi sentite talmente tesi e frustrati a volte dar far fatica a mantenere i nervi saldi;
  • urlare e picchiare sono comportamenti che non amate, vi fanno sentire in colpa, li detestate ma non sapete cosa altro inventare per farvi obbedire;
  • temete di aver perso il controllo sui vostri bambini e cercate di recuperarlo a fatica premiando le azioni giuste e punendo quelle sbagliate. Ve lo hanno consigliato tutti e anche molti esperti. Lo avete letto su manuali per genitori e visto anche in tv. Eppure vi siete accorti che non funziona.
  • soprattutto avete la sensazione che la relazione tra voi e i vostri figli si stia deteriorando e questo vi angoscia e vi preoccupa.

Vi risuonano queste parole?

Bene, allora siete nel posto giusto.

A soffrire si impara da piccoli

Sono una psicoterapeuta e un’insegnante di mindfulness, e così capita spesso che le persone mi facciano delle domande sul perché gli esseri umani si comportano come si comportano e su come fermare l’ondata di insensatezza e violenza che sembra travolgere le nostre vite e la società in genere.

Qualche tempo fa un mio amico sociologo mi chiedeva di spiegare l’aumento percepito di aggressività. Dopo quasi mezzora d’intervista, tenendo conto delle centinaia di variabili che influiscono sulla questione, sono arrivata al dunque: ai genitori e ai bambini.

Sarà che sono anche una mamma e tutto questo mi tocca da vicino. Ma sarà anche che in anni di lavoro ho incontrato centinaia di persone e ho capito che a soffrire si impara da piccoli.
E non sto parlando dell’inevitabile quanto generosa dose di dolore con cui dobbiamo comunque fare i conti.
Mi riferisco alla sofferenza aggiuntiva, a quel surplus di tormenti che potremmo risparmiarci e che invece siamo molto bravi ad aumentare a dismisura.

Ho capito che cominciamo presto nella vita a subire, ad essere ricattati, manipolati, talvolta picchiati, umiliati, puniti…

“A fin di bene”

Certo, a fin di bene. O almeno così ci hanno sempre raccontato.
A fin di bene i nostri genitori quella volta ci mollarono uno schiaffo in pieno viso, ci impedirono di uscire con gli amici in cortile o di giocare con il nostro bambolotto, ci rimproverarono davanti a tante persone, umiliandoci fino a farci scendere le lacrime.

A fin di bene: per insegnarci l’educazione. Affinché imparassimo le regole della società e il rispetto per gli altri. Affinché la piantina storta che eravamo potesse essere raddrizzata per tempo.
E siamo sempre stati talmente convinti della bontà della cosa, da non aver mai messo in discussione questi comportamenti.

Però mi chiedo e vi chiedo: come è possibile insegnare il rispetto non rispettando? Come è possibile insegnare a non urlare urlando? A non picchiare picchiando?

I bambini ci osservano e imparano dal nostro esempio

E la verità è che tutti quelli cresciuti con questo stile educativo portano delle ferite interiori mai rimarginate.
Quella volta ce la ricordiamo ancora vero? Quanti anni sono passati? Venti, trenta, quaranta?
Quanto possono aver toccato la nostra sensibilità di bambini certe incomprensibili asprezze, certi atteggiamenti esasperati? Quanto possono averci fatto sentire insicuri, spaventati, tristi?

Stando alle ricerche più recenti gli adulti cresciuti con la paura della punizione, in particolar modo fisica e psicologica, sono anche più inclini a sviluppare disturbi d’ansia e dell’umore.

Tornando al mio amico sociologo, i comportamenti violenti, la tendenza a perdere il controllo con i bambini, sono una sorta di catena. Si trasmettono di generazione in generazione, creando danni al singolo individuo e alla collettività.

Spezzare le catene

Ma come genitori, parenti, educatori, possiamo spezzare questa catena, contribuendo al benessere dei nostri figli e del mondo intero.

Sfatando i falsi miti che descrivono il bambino come un piccolo tiranno pronto a farci perdere la pazienza per il solo gusto di sfidarci, possiamo arrivare ad una nuova visione dell’infanzia e del rapporto fra genitori e figli.

Maleducati e viziati?

Lo stile educativo basato sulla disciplina dolce non prevede una cronica mancanza di regole e confini, è piuttosto un modo amorevole di accompagnare il bambino alla scoperta e al rispetto dei suoi limiti.

La disciplina dolce non “produce” bambini tranquilli e servizievoli, ma aiuta i genitori ad affrontare con calma e lucidità le sfide di ogni giorno.
I bambini non vengono etichettati: in questo senso non esistono bambini “viziati”, “oppositivi”, “pigri”…

La disciplina dolce considera ogni bambino un essere unico e irripetibile che fa del suo meglio, un essere umano, seppur giovane, a cui possono mancare delle abilità sia per età, sia per specifici problemi di sviluppo, ma a cui si deve comunque rispetto.
Se, ad esempio, un bambino non ha ancora il pieno controllo della sua emotività, esploderà di rabbia in situazioni per noi imbarazzanti, ma questo non significa che lo faccia apposta. Lo fa perché non riesce a fare diversamente.

Cosa vogliamo davvero per i nostri figli?

Il desiderio di ogni genitore è che il figlio cresca nel migliore dei modi e sia felice.

Ma quando l’amore non si concretizza in gentilezza, in ascolto profondo, in empatia, in connessione, in collaborazione è davvero difficile essere felici in famiglia.
Quando i normali sentimenti di ansia, panico, rabbia, frustrazione, delusione si trasformano in rigidità, imposizioni, aggressività, manipolazione, allora non c’è spazio per la vera gioia.
La vita diventa lotta. Lotta contro l’altro. E a volta abbiamo la netta sensazione di essere in guerra con le persone che più amiamo al mondo: i nostri figli.

La disciplina dolce

La disciplina dolce è sostanzialmente un modo di essere e un modo di mettersi in relazione.
Un modo di proporre ruoli e necessari confini. Un modo di stare in mezzo agli altri, un modo di amare ‘senza se e senza ma’.
Non significa che non saremo mai in disaccordo con i nostri figli, ma che li ameremo a prescindere, che penseremo di loro tutto il bene, che terremo a mente che non agiscono contro di noi, che ci impegneremo a conoscerne la psicofisiologia per non commettere errori madornali e che crederemo sempre sempre sempre nella cooperazione piuttosto che nella supremazia del più forte.

La disciplina dolce è una danza complessa, fatta di amore incondizionato, di accoglienza emotiva, di profonda conoscenza, di ascolto vero, di responsabilità, di tempo da donare, di pazienza che insegna pazienza, di rinuncia alla violenza, alle reazioni incontrollate di nervosismo e stanchezza, ai meccanicismi, alle ricette preconfezionate.

Tutto questo è utopia?
– No.

Tutto questo si può imparare?
– Sì.

E ce la posso fare anch’io che l’ho sempre pensata diversamente, che sono cresciuto con l’idea che le punizioni fossero cosa buona e giusta?
– Certo che sì, anche tu.

Cosa dice la scienza?
– Che è il migliore approccio che tu possa avere.

Buon viaggio nel meraviglioso mondo della disciplina dolce!