Come parlare ai bambini del Coronavirus e perché è bene fare attenzione

Parlare ai bambini del Coronavirus

In questi giorni ci si interroga molto su come parlare ai bambini dell’emergenza Coronavirus in corso. Ho visto circolare video, post, ebook, preparati appositamente per i più piccoli.

Anche io me ne sono occupata.

Tutte iniziative lodevoli, vi invito però alla cautela nell’utilizzo di questi materiali.

Il concetto è sempre lo stesso: ciò che va bene per un bambino potrebbe non essere altrettanto adatto ad un altro.

Ogni genitore conosce il proprio figlio: i bambini possono essere più o meno sensibili, ansiosi, curiosi o capaci di metabolizzare certi concetti.

I bambini possono attraversare fasi più o meno serene, indipendentemente dal Coronavirus.

Tutto questo non può e non deve essere trascurato.

Ecco quindi quello che mi sento di suggerire, come altri stimati colleghi, ai genitori e agli educatori, sulla base di questa imprescindibile premessa.

1. Informati tu per primo in modo corretto

Le informazioni distorte possono passare di bocca in bocca e diventare altrettanto virulente, colpendo anche i nostri bambini. Questo è il primo importantissimo passo da compiere.

Attieniti ai siti ufficiali.

MINISTERO DELLA SALUTE 

ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ

DPCM 4 marzo 2020

2. Parti da cosa tuo figlio sa già

Sarebbe meglio non dare niente per scontato e iniziare la conversazione chiedendo a tuo figlio cosa sa già di questo virus. Un conto è parlare con un bambino che ha sentito di morti e malati gravi, un conto è un bambino a cui è stato detto che il Coronavirus è fondamentalmente una banale influenza. Se non partiamo dalle conoscenze pregresse del bambino, sarà difficile calibrare bene le nostre parole.

Se tuo figlio ha meno di 6 anni e non ha ancora sentito parlare del virus, potresti anche considerare l’ipotesi di non informarlo affatto, almeno per il momento.

3. Prima prenditi cura della tua ansia (se c’è)

Assicurati di non farti prendere dal panico quando affronti l’argomento. Ricordati che i bambini leggono anche “tra le righe”, sono “progettati” per riconoscere le nostre emozioni anche attraverso l’espressione del viso, il tono della voce e tutto il linguaggio non verbale con cui comunichiamo continuamente senza rendercene conto.  Cerca di elaborare le paure che potresti avere prima di parlare con i tuoi figli. Può essere utile aprirti con un amico o con un terapeuta. L’importante è non rimandare l’immagine di un mondo talmente spaventoso da inibire la curiosità e la voglia di esplorarlo.

4. Accogli la paura di tuo figlio

Se tuo figlio ha paura perché qualcuno gli ha detto che qualcuno della sua famiglia potrebbe morire, dovresti prenderlo sul serio. Dirgli semplicemente che “andrà tutto  bene”, potrebbe non bastare, ma soprattutto potrebbe farlo sentire solo perché non capito.

Quello che puoi fare è ascoltarlo profondamente e rispecchiare la sua emozione, aiutandolo a darle un nome.

Con voce calma e con empatia potresti dire qualcosa come: “Mi stai raccontando che…..(ripetere le parole del bambino). Deve essere proprio spaventoso. In effetti mi sembri spaventato, lo capisco, è normale sentirsi così al pensiero di queste cose”.

Potresti anche parlare di una volta in cui da piccolo ti sei sentito nello stesso modo.

Dopo aver calmato il bambino,  riprendete la vostra normale routine e, più tardi, forse, sarà il bambino stesso a riaprire il discorso sul Coronavirus.

5. Tieni conto dell’età

Questo è un punto molto importante. Se noi rendiamo note ad un bambino di tre, quattro o cinque anni, le modalità di trasmissione del Coronavirus, definendolo come un agente invisibile che passa di persona in persona, facendo ammalare tutti, andiamo ad insistere su un senso di incontrollabilità che è già difficile da elaborare per un adulto, figuriamoci per un bambino. Anche se non possiamo generalizzare, è tuttavia probabile che andremo ad  aumentare la sua ansia.

Lo avevo già detto in uno mio precedente post: attenzione a fornire troppi inutili particolari a bambini piccoli che non possono ancora capire fino in fondo di cosa stiamo parlando.

A seconda dell’età, quindi, potresti adattare una frase del genere: “Questa malattia è diversa dal raffreddore perché è nuova, ma in molti stanno facendo davvero del loro meglio per assicurarsi che non si diffonda e sanno come curare le persone che sono malate. Se ti vengono domande o curiosità, vieni da me ne parliamo in qualsiasi momento “.

Puoi anche dire: “Scienziati e persone veramente intelligenti in tutto il mondo stanno cercando di capire come mantenere le persone al sicuro. E ci hanno già detto molte cose che possiamo fare per stare bene”.

Allarmare un bambino, mettendolo a parte di ogni singolo aspetto di questa faccenda, è tanto inutile quanto dannoso.

6. Dai risalto a ciò che possiamo fare

I bambini, come gli adulti, vengono rassicurati dal sapere che possiamo fare qualcosa per ridurre il rischio nelle situazioni di incertezza.

Sappiamo ormai che il lavaggio delle mani è uno dei cardini della prevenzione della diffusione del Coronavirus. Quindi è necessario assicurarsi che anche i bambini si lavino le mani per almeno 20 secondi prima e dopo i pasti, dopo essere andati in bagno, dopo essere rientrati in casa e dopo essersi soffiati il ​​naso o aver messo le mani in bocca.

Possiamo aiutarli con una canzoncina per abituarli a lavarsi per il tempo raccomandato.

Possiamo trasformare questo momento in un gioco o in una gara: “Vediamo un po’ chi riesce a lavarsi le mani più a lungo/chi sa fare più schiuma?”

L’importante è avere pazienza e non innervosirsi. La maggior parte dei bambini noterà un aumento della frequenza di questa pratica: dal loro punto di vista potrebbe essere del tutto ridondante.

Si tratta di non trasformare il cambiamento di abitudini in guerra aperta: ricordiamoci di non spaventare, non minacciare, non perdere il controllo, anche se sappiamo che siamo di fronte ad una cosa necessaria.

C’è sempre un modo migliore e uno peggiore di arrivare allo stesso risultato.

7. Valorizza la chiusura delle scuole 

La chiusura imprevista delle scuole su tutto il territorio nazionale ha portato molto scompiglio nelle famiglie, le quali sono chiamate a riorganizzarsi in tempi brevi.

È chiaro che non avrebbe senso riprodurre in casa propria o di altri il contatto fra tanti bambini, rendendo di fatto vano un simile provvedimento, così oneroso per tutti.

Ognuno secondo le proprie possibilità, con un intenso quanto eroico sforzo organizzativo, può provare a rendere questo un tempo prezioso per i bambini, piuttosto che un tempo critico o “morto”, “in attesa di”.

Un tempo in cui ridare spazio al rapporto fra genitori e figli, in cui imparare in modo diverso, in cui crescere , invece di fermarsi, di congelare la vita, di mettersi semplicemente in stand-by.

Anche la scuola in questo senso deve mostrarsi matura e pronta ad affrontare la sfida: non è bene subissare di compiti gli studenti, tanto per tenerli in allenamento. O più onestamente…tanto per tenerli impegnati.

Attenzione: i bambini, i ragazzini e gli adolescenti contano su di noi. Siamo noi le guide sicure ed amorevoli a cui fare riferimento.

Non sottraiamoci a questo compito perché siamo in ansia, stanchi, demotivati, a corto di idee.

Stanno fiorendo tantissime iniziative che vanno nella direzione giusta: l’apprendimento ai tempi del Coronavirus può tranquillamente mandare in pensione “i compiti a casa” ed avvalersi di mille altri strumenti, che generalmente la scuola preclude.

Manteniamo quindi una routine, ma rendiamola veramente significativa.

Un altro tassello irrinuciabile: i bambini hanno bisogno di muoversi. Le mancate ore di quotidiana immobilità scolastica possono essere convertite in un considerevole aumento dell’esercizio fisico all’aperto, in contesti naturali e non affollati. Se non diamo ai bambini questa possibilità, il nervosismo e l’inquietudine aumenteranno.

Un’altra buona idea è quella di tenere un diario nel quale scrivere o disegnare pensieri, emozioni, esperienze, per aiutare i bambini a coltivare un senso di pienezza durante i giorni complicati che ci attendono.

In definitiva, parlare ai bambini del Coronavirus è un compito delicato su cui dovremmo riflettere in modo accurato, evitando soluzioni preimpostate, cercando di rispettare il più possibile la personalità e il momento di vita del bambino che abbiamo davanti.

Se pensi che questo articolo possa aiutare altri adulti e bambini a coltivare relazioni più serene e amorevoli, puoi provare a condividerlo per stimolare una riflessione in merito.
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